THE WALL: ATTRAVERSO
THE WALL: ATTRAVERSO

 

Oggetto del concorso: The Wall: un concorso per re-interpretare il concetto di muro

Ente banditore: CODE (competitions for designers) e con-fine art

Autori: Diego Repetto, Giuseppe Fallacara, Alessandro Melis, Emilio Ferro e Danilo Olivero

Anno: 2017

Descrizione:

Obiettivo del concorso è quello di favorire la più libera espressione creativa di architetti ed artisti, per arricchire “The Wall” – la nuova mostra di confine art – di contributi inediti inerenti al concetto di muro, così come interpretato dai differenti partecipanti. Le installazioni oggetto di progetto, sono contestualizzate in una o più location rappresentanti i luoghi rappresentativi della città di Bologna.

 

Scopo del progetto

Il nostro design intende evidenziare la tensione tra il confine e il suo attraversamento come atto liberatorio. Il muro è la prima forma di colonizzazione del paesaggio da parte dell’uomo. “Muri, confini, passaggi sono state le tre categorie di analisi selezionate per cercare di trasmettere subito, in modo immediato, la duplicità (o ambivalenza o ambiguità) del delimitare che, senza eccezione porta con sé il proprio doppio, l’attraversare. Ma altri nomi avrebbero con pari opportunità accrescere la lista: frontiere, limite, termine, linea, barriera, frangia, marca, tutti associati, sia come causa che come effetto, a categorie quali superamento, infiltrazione, permeabilità, aggiramento, varco. E in altri idiomi ulteriori parole potrebbero senza difficoltà aggiungersi a completare e complicare il quadro”.

(C. Flamingo, E. Giunchi, Muri, confini, passaggi: studi storico-politici e prospettive giuridiche, Giuffrè Editore, Milano 2009, p. 2)

In accordo con la suddetta dichiarazione, il nostro scopo è di progettare un muro in cui “confine” significa “attraversare”.

 

Background

Apparentemente un ossimoro, il nostro obiettivo appartiene alla storia sin dalle sue origini. Le radici dell’idea progettuale risiedono nell’architettura megalitica.

I cerchi di pitera come quelli di Stonehenge nello Wiltshire e delle Tombe dei Giganti del Mediterraneo in Sardegna costituiscono il paradigma di attraversare i confini dalle dimensioni fisiche a quelle metafisiche. Nato come un’estensione del “trilite” dell’età della pietra, il muro di cinta diventa l’archetipo di fondazione degli insediamenti dell’età del bronzo. Le mura di Micene e la porta del Leone, l’espressione più avanzata dei tempi antichi, sono poi ereditate dai Romani che trasformano la soglia e l’ingresso nei cosiddetti “limes” che separano la civiltà dai barbari.

 

Domanda di ricerca

Il presente design intende esplorare il genotipo del muro di attraversamento arcaico senza indulgere in una eventuale interpretazione postmoderna. Quindi la nostra domanda di ricerca è: come può una reinterpretazione contemporanea della muratura contribuire alla reintroduzione del concetto simbolico del muro in cui prevale il paradigma dell’attraversare su quello della separazione?

Qui i concetti dell’attraversare si sovrappongono ai bisogni osmotici di una società ibrida polimorfica, multietnica e mobile. E di conseguenza la sua definizione, nelle nostre intenzioni, si trasforma in una dichiarazione politica; la separazione è una mappa mentale e quindi il muro diventa un ponte verso l’inclusività e la diversità, collegando diversi strati di convivenza e cultura.

 

Materiali e metodologia

Per affrontare la questione della ricerca, abbiamo iniziato a coltivare l’idea della componente di pietra come rappresentazione simbolica della continuità con il passato che si sviluppa nell’invenzione di un mattone intelligente contemporaneo. Quest’ultima è la nostra interpretazione del principio dell’architettura oltre il tempo e lo spazio, in grado di riconnettere “homo” a “humus”.

In secondo luogo, abbiamo pensato alle nuove tecnologie e alla fabbricazione digitale come un’opportunità per generare una struttura che fornisca la stessa forza strutturale della muratura tradizionale, nonché una trasparenza e una trasversalità, caratteristiche che sono difficili da ottenere attraverso l’uso delle tecnologie convenzionali.

Un ulteriore vantaggio del singolo componente utilizzato per sviluppare una configurazione a matrice potenzialmente infinita risponde anche ai requisiti di adattamento a diverse posizioni.

 

Contesto

L’installazione è concepita nel pieno rispetto del paesaggio architettonico circostante. Infatti, nel nostro progetto il contesto è rilevante in una prospettiva storica (origini arcaiche del muro), nonché in una prospettiva di site specific.

Bologna è una città di massicce mura in mattoni e portici, dove l’unità è il risultato di una composizione in muratura. L’uso di un mattone intelligente rappresenta quindi il nostro impegno nel fornire una declinazione odierna dei “topos” di Bologna. Anche la scelta dei colori caldi è intesa come un modo di miscelare.

 

Un’esperienza immersiva

L’esperienza dell’installazione inizierà con il processo di costruzione. I visitatori avranno l’opportunità di vedere l’evoluzione del sito e godersi il processo di fabbricazione. Inoltre, per massimizzare l’efficacia dell’esperienza immersiva dei visitatori, la nostra installazione è progettata per inquadrare uno spazio esterno e uno spazio “intermedio” in cui convogliano i due accessi. Questo spazio interstiziale offrirà ai visitatori un’esperienza sensoriale unica e memorabile fatta di luci. Queste funzionalità sono rappresentative di un potenziale dispositivo sensoriale più ampio che può essere applicato al muro e controllato in remoto. Gli spazi vuoti del muro possono avere molteplici usi tra cui l’introduzione di Arduino.

 

Continuità

Il bisogno di luce permeabile così come i concetti di continuità / infinito e anello chiuso suggerivano una configurazione dei componenti di base che richiama la striscia di Moebious, la ben nota superficie topologica solitamente associata all’idea di infinito.

THE WALL: ATTRAVERSO

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