SEDE SOCIALE BCC DI BUCCINO
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Oggetto del concorso: Concorso di progettazione a due fasi per la nuova sede sociale BCC di Buccino SA

Ente banditore: Banca di Credito Cooperativo, Buccino SA

Autori: Diego Repetto, Filippo Parroni, Elisa Sirombo e Walter Cecchini, con la consulenza energetica e impiantistica di Marco Surra e Luca Tartaglia e la consulenza artistica di Eugenio Tibaldi

Anno: 2014

Posizione: Progetto partecipante

Descrizione:

L’area di intervento (identificata a catasto Fg 17 mappale 932), ai margini del paese, attualmente è caratterizzata da terrazzamenti, che dal sisma del 1980 ospitano dei prefabbricati in via di demolizione.

L’area ricade secondo il vigente Piano Urbanistico Comunale nella zona omogenea C2, in cui sono ammesse l’edificazione di strutture pubbliche, le opere a rete nel sottosuolo, la ristrutturazione di strade e di spazi pubblici, l’apertura di nuove strade e la formazione di nuovi spazi aperti, destinati a piazze, a verde attrezzato, per lo sport e il tempo libero.

Il concorso promosso dalla BCC per la realizzazione della sede di Buccino diventa un’importante occasione per la riqualificazione ambientale e urbanistica della località Raie e del territorio locale in generale, prevedendo, oltre al nuovo complesso edilizio, anche un parco con verde attrezzato.

Già in altre località italiane la BCC ha operato con interventi similari contribuendo attivamente allo sviluppo socio-economico del territorio nazionale.

Al fine di rispondere alle richieste dell’Ente banditore, poste nel Documento Preliminare di Progetto e nel bando di concorso, è risultato utile un sopralluogo e un’analisi climatica dell’area.

L’intento del progetto proposto è di realizzare il primo complesso edificio/parco progettato e costruito secondo i requisiti di sostenibilità ambientali contenuti nel protocollo di certificazione LEED® (Leadership in Energy and Environmental Design). LEED è un programma volontario per la valutazione e certificazione del livello di sostenibilità degli edifici sviluppato a partire dal 1993 dal U.S. Green Building Council® (USGBC®). Costituisce uno schema strutturato per l’implementazione di strategie efficaci e dalle prestazioni ambientali misurabili per la progettazione, la costruzione, l’esercizio di edifici sostenibili.

L’adozione di una metrica definita e riconosciuta consente la misura oggettiva e comprovabile delle prestazioni di carattere ambientale (efficienza energetica, sostenibilità dei materiali, ecc.), sociale (qualità ambientale indoor, ecc.) ed economico dell’edificio in progetto.

Quanto suddetto ha prodotto un’idea progettuale che rappresenta un’architettura di relazioni (di spazi relazionali dinamici).

L’architettura di relazioni significa necessità di progettare organicamente i nessi spaziali e fisici, fra suolo ed edificio, fra spazi interni ed esterni, fra usi pubblici e usi privati, fra aperto e coperto, fra natura e artificio, e di fare di questi nessi il significato primario del progetto medesimo.

L’impianto architettonico è un progetto di geografia, un progetto topografico, che dialoga direttamente con i caratteri orografici e idrografici del sito; è un progetto interstiziale, di mediazione e legame fra contesti morfologici (territoriali e urbani) differenti; è un progetto di relazione fra strati imposti al piano di campagna, capace di istituire forti relazioni in sezione verticale con gli strati e i sub-strati del terreno.

L’architettura proposta si fonda sulla creazione di spazi a percezione complessa e su un uso raffinato e altrettanto complesso dei materiali, della luce, delle textures, per raggiungere un senso percettivo multiplo (multisensoriale). La logica concettuale che guida il progetto è legata alla percezione finale della sintesi architettonica, in cui spazio, luce, colore, geometria, dettaglio e materiale diventano elementi sinergici e di definizione.

Il cambiamento della disposizione di superfici che definiscono lo spazio come risultato del cambiamento della posizione dell’osservatore (la parallasse), si trasforma quando gli assi del movimento lasciano la dimensione orizzontale. La definizione spaziale viene ordinata dagli angoli della percezione.

Gli elementi verticali in facciata e gli aggetti dei corpi componenti l’edificio sono la chiave per nuove percezioni spaziali. Le esperienze in sequenza dello spazio nella parallasse, con il suo flusso luminoso, si concretizzano con l’attraversamento degli spazi, in cui la motilità e il soggetto-corpo diventano gli strumenti per misurare lo spazio architettonico.

Il progetto prevede un’installazione artistica di dimensioni 10,00 x h 5,00 m sulla parete di fondo del giardino esterno a livello della sala per il ricevimento del pubblico.

Per l’occasione si è coinvolto l’artista partenopeo di adozione e di fama internazionale Eugenio Tibaldi (vincitore nel 2013 del Premio Maretti/Valerio Riva Memorial – IV edizione – Palazzo delle Arti, Napoli).

L’artista in passato ha svolto vari progetti di arte pubblica, per esempio a Latronico comune del Parco Nazionale del Pollino ha realizzato un intervento di arte sociale partecipata, condividendo con il paese la creazione della bandiera comunale, riattivando il senso di appartenenza e di amore verso il territorio locale.

In un altro lavoro denominato Exit, Tibaldi si è occupato di rappresentare attraverso la pittura il tratto autostradale che da Salerno porta a Reggio Calabria, definito da lui stesso “un tratto che più di molti altri racconta la nostra storia, o meglio la storia della nostra Nazione in modo violento e drammatico”. La motivazione, che lo ha spinto all’epoca a fare quanto suddetto, è stata la volontà di ridare una dignità a quel lavoro (a quell’impresa mai conclusa), una sorta di rivalsa della forma, un’ostinata ricerca del senso contro ogni logica.

In questa sede l’artista propone un’opera d’arte inedita, realizzata su lastre di onice (materiale lapideo traslucido) retro-illuminate e realizzabili in vari colori (dal giallo al blu, ecc.), incidendo la forma perfetta del raccordo autostradale mai concluso (immagine estrapolata da satellite), in cui le linee incise vengono riempite con resina epossidica nera. Un gesto che, secondo Tibaldi, “vuole annullare per sempre la capacità di trasparenza, facendo una forma di violenza nella pietra, ma nello stesso momento consegnandola per sempre alla funzione più alta che è quella dell’opera d’arte”.

Inoltre, tramite la retro-illuminazione delle lastre lapidee, si sottolinea la bellezza delle venature in contrasto con la perfezione del tratto di resina nera e si cromatizza il giardino circostante.

 

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