NUOVO CHIOSTRO DEL SEMINARIO VESCOVILE DI CUNEO
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NUOVO CHIOSTRO DEL SEMINARIO VESCOVILE DI CUNEO
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NUOVO CHIOSTRO DEL SEMINARIO VESCOVILE DI CUNEO

Oggetto: Riqualificazione del chiostro del Seminario Vescovile di Cuneo

Committente: Don Mauro Biodo, Cuneo

Autori: Diego Repetto

Anno: 2014

Posizione: Proposta progettuale

Descrizione:
Il progetto è dedicato alla Custodia della Memoria “Mons. A. M. Riberi”.
Ripercorrendo le parole della Diocesi di Cuneo e facendole proprie questo progetto vuol essere, oltre a un mezzo per fornire una suggestione e una soluzione di rinnovo del Chiostro del Seminario Vescovile, anche un’occasione straordinaria di evangelizzazione.
Il Cardinal Danneels, arcivescovo di Malines – Bruxelles, ha commentato in occasione di un sinodo straordinario:
≪Oggi l’uomo è esitante davanti al vero, impotente davanti al bene, ma affascinato davanti al bello. […] Il bello può realizzare la sintesi del vero e del bene. Verum, bonum, pulchrum, ecco tre nomi di Dio e tre vie di accesso a lui. Ma il Bello finora è stato molto poco sfruttato in teologia e nella pedagogia religiosa. Non è il tempo di iniziare?≫
Lo studio di riqualificazione del Chiostro del Seminario Vescovile di Cuneo prende spunto dall’elemento caratterizzante lo stesso ambiente: un albero ad alto fusto posto al centro.
Nella Bibbia l’albero offre riparo, sostegno e frutti che alimentano; con la sua verticalità è simbolo del credente, che cresce verso l’alto, radicato in Dio, protetto da Lui.
L’albero nella Bibbia ha una ricca valenza simbolica.
Innanzitutto si riferisce a Dio che offre riparo, alla persona credente che ha radici profonde e s’innalza verso il divino, indica la saggezza che proviene dall’esperienza degli anni.
L’albero nell’offrire riparo e casa, frutto e discendenza richiama gli atteggiamenti femminili dell’accoglienza e custodia della vita. All’ombra dell’albero, quando il sole brucia, ci si riposa per ristorarsi, ricevendo protezione. Tra i suoi rami gli uccelli si riparano e fanno il nido. Il ciclo della vegetazione, durante il quale l’albero si spoglia delle sue foglie e poi si riveste di foglie verdi e di frutti, rappresenta bene il ciclo di vita e morte; della vita che vince la morte.
Nel libro del profeta Geremia l’albero di mandorlo, che ha la stessa radice del verbo vegliare, primo a fiorire dopo l’inverno, è simbolo di Dio che fedele alla sua Parola vigila per realizzarla (Ger 1,12).
Nell’albero è importante la verticalità; esso è radicato sulla terra e s’innalza verso il cielo, cercando la luce. Il credente, come l’albero, si radica in Dio e nella sua parola, cresce verso l’alto, forte contro le intemperie.
Che l’albero sia il simbolo della protezione di Dio lo ricorda anche Gesù in Mt 13,32 e Mc 4,32.
Nella tradizione cristiana l’albero è diventato la croce di Gesù dalla quale ci è giunta la salvezza e nella tradizione ecclesiale rappresenta il pastorale dei vescovi.
Un richiamo particolare richiedono gli alberi descritti nel secondo capitolo del libro della Genesi, che adornano il giardino dell’Eden. La descrizione del giardino di questo capitolo proviene dalla cultura orientale del tempo e indica un’oasi, un ambiente bello, che permette una vita serena intrecciata da buone relazioni.
Al centro del giardino c’è l’Albero della Vita. Al contrario delle culture del tempo, che parlano di un Albero della Vita di cui si ignorava il luogo dove si trovasse, nella Bibbia quest’albero è al centro, a portata dell’umanità e non è l’albero proibito.
L’Albero della Vita, quindi, indica la possibilità di vita nella comunione con Dio.
Al fine di rendere visivo il concetto della persona credente che ha radici profonde e s’innalza verso Dio, si sono materializzate le radici come lingue di terra verde che modellano il Chiostro.
Le “radici verdi” diventano sedute in cui sostare e riposarsi all’ombra dell’albero. Si diramano secondo gli assi centrali diagonali e ortogonali del Claustrum di forma rettangolare.
Artificio e natura collaborano in sinergia creando uno spazio in cui oggetto e osservatore lo occupano in modo diverso dialogando tra loro.
Tramite la rimodellazione dell’ambiente ottenuta attraverso l’interferenza tra arte e paesaggio, il Chiostro diventa un nuovo campo di azione nel quale i fruitori smettono di essere normali osservatori e si trasformano in elementi indispensabili alla definizione dello spazio che li ospita.
Le componenti ambientali diventano direzionali, dimensionali, funzionali ed espressive, cioè comunicano valori che vanno oltre la definizione dei limiti e delle “membrane” che separano gli ambienti.
Il territorio prende da tutti gli ambienti, sconfina in essi e li incorpora, diventando lui stesso uno spazio capace di essere ambiente esterno, interno e intermedio.
Le “radici” si generano dal centro (rappresentato dall’albero) e si diramano verso il perimetro, continuando idealmente fino alle fondamenta del complesso edilizio storico.
Le stesse “radici verdi” rendono figurativamente visibile il Cristogramma “IHS”, associato alla liturgia del Santissimo Nome di Gesù; questo simbolo, caratterizzato da fasci luminosi che si irradiano dal centro, spesso stilizzato con una croce nella H, è un nomen sacrum che fin dal Medioevo ha un uso amplissimo nell’arte figurativa della Chiesa cattolica.
Oltre a quanto suddetto, il Chiostro diventa momento di riflessione grazie ad elementi verticali e sottili che funzionano sia da illuminazione notturna sia da Via Crucis.
I pali a sezione circolare ospitano, ad altezza di occhio umano, dei bassorilievi scolpiti che seguono la ricostruzione e commemorazione del percorso di Cristo sul Golgota.
L’architettura viene contaminata dall’arte diventando maggiormente espressiva e portatrice di messaggi.
Tramite la progettazione di nuovi stimoli figurativi, l’utente del Seminario Vescovile viene trasportato in un’atmosfera unica e raccolta, in cui, grazie agli espedienti descritti, il rapporto con Dio diventa maggiormente tangibile.

NUOVO CHIOSTRO DEL SEMINARIO VESCOVILE DI CUNEO

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