ESPERIDIO
ESPERIDIO

Oggetto: Progetto di seduta

Committente: Gufram, Barolo CN

Autori: Diego Repetto e Gian Piero Tuozzo

Anno: 2012

Posizione: Proposta progettuale

Descrizione:

Il giallo è uno tra i colori più caldi, più espansivi.
È il colore degli dei. Il suono divino dei Tibetani, l’Om ha per qualificativo “zere” che vuol dire “dorato”.
La luce dell’oro diventa, in alcuni casi, una via di comunicazione a doppio senso, che fa da mediazione tra gli uomini e le entità superiori.
Il giallo, d’altronde, ha anche un forte aspetto “terrestre” e trionfa sulla terra con le stagioni dell’estate e dell’autunno.
L’ambivalenza tra divino e terreno entra a far parte anche nella mitologia greca: i frutti d’oro del Giardino delle Esperidi sono simbolo di amore e di concordia.
Sono dei veri frutti d’amore perché Gaia, la Terra, li ha offerti a Zeus ed Era come dono di nozze.
Secondo la mitologia greca, la dote di Giunone sposa a Giove, consistette in alcuni alberelli i cui frutti erano meravigliosi pomi d’oro (arance e limoni) simbolo della fecondità e dell’amore.
Giove, preoccupato che ladri invidiosi potessero privarlo di quel dono prezioso, li custodì in un meraviglioso giardino, sorvegliato dalle Ninfe Esperidi, mitiche fanciulle dall’amabile canto.
Portare questi pomi d’oro fu una delle fatiche che Ercole dovette compiere.
Le Esperidi, figlie della Notte o, secondo miti più tardivi, di Atlante, dimoravano nelle terre remote d’occidente ed erano a guardia del giardino, che da loro prendeva il nome.
Le tre Esperidi vengono collegate al regno delle ombre, custodi dei frutti che davano l’immortalità.

 

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